Usi Costumi Tradizioni

Ultima modifica 25 marzo 2021

Molti degli usi, dei costumi e delle tradizioni di cui era ricco il nostro Paese sono andati perduti. C’è stata quasi la volontà di volere dimenticare il passato coprendolo di un non ben definito modernismo. Qualcosa è rimasto come per esempio un antichissimo saluto che il figlio rivolge al padre : “za benedica pa” (mi benedica papà). Si tratta di una forma di riverenza che ormai non si usa più.
Un altro uso è quello della preparazione dei “cavadduzzi e palummeddi” (cavallucci e colombe) di caciocavallo modellato dalle mani dei nostri pastori che vengono offerti in occasione della festa in onore del SS.Sacramento  denominata “A carvaccata di Vistiamara”. (cavalcata dei Pastori).
Le donne anziane di Geraci usano filare ancora la lana con il “fuso” e la “conocchia” che serve poi alla realizzazione di indumenti di lana per la famiglia.
Una tradizione importante ancora in uso è la “serenata alla zita” che il fidanzato, alla vigilia del matrimonio, porta alla fidanzata in segno di buon auspicio.
Quello che colpisce ancora oggi sono gli indumenti di lavoro utilizzati dai pastori, contadini etc. e cioè : “cauzi di peddi” (gambali di pelle di capra), “ scarpi di pilu” (scarpe di pelle) e a ‘ncirata” (mantello di tela cruda con cappuccio reso impermeabile con olio di lino).
Nei mesi invernali molti uomini usano sia per il lavoro, sia per la festa “u cappularu” (mantello di panno con il cappuccio), e le donne “u sciallu” anch’esso di panno o di spugna.
Oggi è diventato di moda usare “u cappularu”. Molti visitatori lo acquistano per poterlo indossare anche in città, come riscoperta di una tradizione.