Il Castello

Ultima modifica 26 marzo 2021

Sopra una massiccia roccia basaltica, alle cui pendici ferve l’operosità degli abitanti di Geraci, si rinvengono le antiche e gloriose vestigia  del “Maniero” di Geraci. La costruzione fu ritenuta la prima difesa occidentale della vasta Contea.
La località è privilegiata per la sua posizione topografica inaccessibile.
Dai lati Nord-Est e Sud il “maniero” era difeso dalla natura, e nei punti in cui la roccia presentava qualche debolezza strategica, si venne a rimediare con alcune opere murarie, al fine di rendere inespugnabile la “Rocca”.
Dal lato Ovest “il sentiero si apriva pel declive” fino a giungere “sulla spianata dinanzi al ponte levatoio” che una volta tirato lasciava aperto il baratro del fossato.
Dal punto di vista tecnico-militare la fortezza di Geraci si imponeva per la poderosa struttura e resistenza che la rendeva inattaccabile.
All’interno gli ambienti avevano una distribuzione ed una collocazione militaresca, priva di lusso. Ospitava molte guarnigioni ed era preparata a resistere a lunghi assalti. L’area a pianta irregolare seguiva le ineguaglianze della roccia. I servizi si disimpegnavano nel sottosuolo ove erano conservate le provviste alimentari, le cisterne di riserva dell’acqua e le prigioni.
Al pianterreno c’erano le scuderie, le cucine, le sale delle armi, i forni, i locali per i Vassalli e armigeri  e le feritoie sui muri per i tiratori.
Il piano sovrastante era adibito a residenza della famiglia del Conte, sede dei servizi amministrativi, dei Consigli di coordinamento e dei piani logistici. La merlatura coronava l’edificio. L’unico punto vulnerabile era costituito dal lato del fossato.
Nella corte c’era una porticina dalla quale si giungeva per un corridoio segreto sul fossato, risalito il quale si arrivava sulla spianata del Castello; un altro sotterraneo conduceva alla Chiesa di S.Bartolomeo fuori le mura, seguendo i capricci della roccia. In fondo si trovava una cisterna d’acqua.
E’ molto probabile che sia stato costruito dai greco-bizantini, una finestra moresca testimonia il segno dell’Impero musulmano; vennero poi i Normanni che lo trasformarono ai bisogni della guerra. Con gli Aragonesi e i Ventimiglia divenne una vera e propria fortezza militare. E’ di quel periodo la chiusura del perimetro urbano con delle grandi porte nei punti: “Porticella Superiore, Porticella Mediana, Porticella Inferiore, Porta Baciamano, Porta   Santa Maria”. Ancora oggi se ne possono intravedere i segni.
Nell’840 la Rocca di Geraci capitolò al feroce Emiro “Ibni Timna” il quale ampliò e modificò la fortezza.
Nel 1062 il Normanno Ruggero I espugnò la città di Geraci e la diede in vassallaggio al nipote “Serlone”.
Nel 1169 il Conte Ruggero da Creone, accrebbe i mezzi di difesa della Rocca.
Nel 1269 la “Rocca” di Geraci riappare negli annali bellici.
Ridottasi in frantumi la dinastia sveva, in seguito alle sconfitte subite da Manfredi sul Garigliano (1266) e da Corradino a Tagliacozzo (1268), i partigiani siciliani tentarono di ostacolare  gli Angioini, ma non valse a nulla. Carlo d’Angiò preso il sopravvento spazzò via i partigiani e tra questi Arrigo Ventimiglia, il quale venne spodestato nel 1269, dopo un tenace assedio degli Angioini alla fortezza di Geraci.
Nel 1337, Francesco  I  Ventimiglia  venne accusato di tradimento per essersi rifiutato di prendere parte ai Parlamenti indetti dal re. Questi aizzato dai Chiaramonte e dai Palizzi, acerrimi nemici dei Ventimiglia,  assediò la “Rocca” di Geraci che capitolò, grazie ai Geracesi che non volendo partecipare alla battaglia, aprirono le porte della città alle truppe assedianti. ( la porta , da dove entrarono gli assedianti fu detta “Porta Baciamano”, proprio perchè i Geracesi si inginocchiarono davanti al re baciandogli la mano in segno di sottomissione). Il Conte cercando di mettersi in salvo perse la vita. L’episodio della morte non è molto chiaro. Alcuni dicono che si è gettato dalla rupe (oggi vicolo Mandolilla) con il cavallo bendato ; altri dicono che sia stato derubato e ucciso da due giovani ; altri ancora, e sembra più probabile, che durante l’assedio sia stato trovato ferito dal Conte Valguarnera e dato in mano ai soldati che fecero scempio del suo corpo. Era il 3 febbraio 1338. Il  popolo ricordò la pagina dolorosa con i versi : “CASTEDDU DI JRAGI MALIDITTU - ROCCA VISTUTA DI SANGU E DI LUTTU.
Più tardi il grande Torquato Tasso riscatta il triste ricordo esaltando il Principe Giovanni III Ventimiglia, signore delle Madonie
E dalle verdi falde al negro lembo
Del gran mare african l’imprese eccelse
Onde Hierace, e quella nobil terra
Meno apprezza i giganti al sasso avvinti,
Ma v’intagli Jerace i bianchi marmi
in cui le antiche imprese altri risguardi
Ma sol Giovanni io scelgo e solo ardisco
di farlo paragone al secol prisco.
Oggi sopravvivono i ruderi di una fortificazione le cui linee architettoniche sono difficili a stabilirsi.
Si notano gli angoli mozzati delle torri, gli squarci delle feritoie, la  finestra moresca, gli archi pesanti dei passaggi sotterranei, entro le cisterne vuote o colme di detriti. Solo la chiesetta di S.Anna impera sulle rovine. In essa era conservato il simulacro di S.Anna (il teschio), successivamente trasferito a Castelbuono.
Il suo pendio che da sulla montagna è un fruscio di aghi di pino che rallegran il cuore di chi lo sguardo su di lui posa.
IN MORTE DI FRANCESCO VENTIMIGLIA di Anonimo.
Ergesi alta su rupe scoscesa
mirando attorno le Madonie
sovrana, al ciel tesa.
Anche se sempre il seren non brilla
diffusa aureola di luce arcana
su lei sfavilla.
S’alzan vetusti in cima al paesello
quasi a sfidar de’ secoli l’oblio
del fier castello
ruderi antichi, archi e mura rotte,
albeggianti di stelle al tremolio
e nere grotte.
E le campane di palatina chiesa
che un dì squillaron a fatal guerriglia
d’aspra contesa
fieri rintocchi contro Aragonesi
chiamando Francesco Ventimiglia
e i Geracesi.
 Invan difesero Sant’Anna e il paese,
ma solo, e tradito, e disperato,
il povero  Marchese,
dal vicol Mandolilla torvo guardando
forte spronò ‘l suo cavallo bendato.....
giù precipitando
Il Parco Archeologico del Castello dei Ventimiglia
Un altro tassello è stato inserito lungo la strada che porta  al riscatto di questa nostra Comunità.  Grazie all’impegno profuso dall’Amministrazione comunale, si è realizzato il Parco Archeologico del Castello dei Ventimiglia.         
E’ una ulteriore attenzione nei confronti di un sito che, nonostante il passare degli anni,  conserva ancora intatti i ricordi del periodo “aureo” della storia di Geraci.
I lavori di scavo e di pulitura hanno evidenziato strutture architettoniche, tracce di pavimentazioni, cisterne, muri e torrioni, ridisegnando, per la prima volta l’intero  perimetro dell’antica Rocca.
Si è proceduto, nella prima fase, alla pulitura delle strutture murarie prospicienti alla facciata principale della Cappella dedicata a S.Anna e poi alla decortica del manto erboso. Sul lato Nord si è messo in luce parte del pavimento originario realizzato con pietre poste di piatto. Svuotando la cisterna si è messo in luce l’intera scala di accesso al vano cisterna dove è stata rinvenuta una moneta medievale di bronzo. Sotto il pavimento si intravede una canaletta  di alimentazione della cisterna.
Le Pavimentazioni: Sono state rimosse gli strati di vegetazione mettendo in evidenza le tipologie superstiti e cioè lo schema della posa in opera del sagrato antistante la chiesa del Castello e le gradinate che un tempo collegavano il piazzale di S.Giuliano all’ingresso laterale della cappella del Castello. Pulitura degli interstizi in terra e costipazione del pietrame tramite battitura a mano.
Le Cisterne: Le strutture erano adibite alla raccolta delle acque piovane. Le superfici interne sono voltate a botte.  L’intervento si è concentrato sulla stabilità della fabbrica e sulla conservazione dei brandelli di intonaco a coccio pesto.
La Tessitura muraria.  L’intervento è consistito nella pulitura e restauro delle strutture murarie presenti nelle aree limitrofe alla chiesa. Le operazioni di pulitura sono state eseguite a mano con spazzole di saggina e biocidi per eliminare l’azione di degrado chimico e meccanico. La struttura è rimasta così come è arrivata ai nostri giorni, senza tentativi di riportarla all’antico splendore. Così nel sito non si rivive il fasto del Castello medievale ma si sente il passaggio della storia.
Il Torrione: I lavori (pulitura da agenti infestanti, la ricostruzione della malta di allettamento tramite iniezioni etc.) si sono svolti nell’ottica della pura conservazione. Quello che è giunto fino a noi è un brandello di un cantonale di una delle Torri del Castello.
Le pietre del maniero continuano a raccontare la vita, gli amori, le battaglie, le storie e le leggende di un Borgo che ha caratterizzato le vicende politiche, militari e culturali della Sicilia del XIV secolo.
Visitando il sito si può  respirare un’atmosfera di potenza, di forza e di grandezza. Il maniero, la cui Rocca  sovrasta Geraci,  si sporge sul davanzale  naturale, per ammirare i tesori e le gemme di Sicilia. Da qui i dominatori dell’Isola hanno scritto le pagine più belle e  più esaltanti della storia di Geraci, dei Ventimiglia e della Sicilia.