Geraci Ieri

Ultima modifica 25 marzo 2021

Fino all’VIII secolo a.C. la Sicilia fu abitata solamente da popoli indoeuropei arrivati dalla penisola Italica molto tempo prima (Sicani, Siculi, Elimi, Morgeti).
I Siculi si erano attestati ad Est del fiume Platani e abitavano molto probabilmente anche le Madonie e Geraci in esse. La colonizzazione greca dell’Isola avviene a partire dall’VIII secolo a.C. ma non interessò le Madonie almeno sino alla mettà del VI secolo.
Intorno al 550 a.C. i greci sicelioti avanzarono verso l’interno ed è presumibile che siano arrivati anche a Geraci, dando il nome “Jerax” (Avvoltoio) al loro insediamento, stante che la Rocca era abitata da tali predatori.
Già nel 241 a.C. Geraci è un fiorente “Borgo”; così lo descrive lo storiografo “Cantu’” nella sua opera “Storia Universale”.
Successivamente le Madonie sono entrate a far parte dell’ambito culturale del mondo “greco-romano, bizantino, arabo”.
Tra il IV e il VI secolo la Sicilia fu il centro economico e politico dell’Occidente. Roma guardava alla Sicilia come un estremo lembo d’Italia e pertanto la difendeva dalla “Vastitas” barbarica. Quindi la compenetrazione socio-economica tra Sicilia e Italia, realizzatasi a livello elitario dal IV secolo in avanti, continuò a dare buoni frutti durante l’età vandalica e protobizantina. Nel 533 la Sicilia era stata l’appoggio importante per la riconquista bizantina dell’Africa, mentre la conquista bizantina della Sicilia inizia nel 535 con Catania, seguita da Siracusa e poi da Palermo. Poco preparate furono le guarnigioni gotiche, scarse le fortificazioni, inesistente la resistenza dei maggiorenti romani. La guerra si concluse nel 555. In quegli anni la Sicilia fu il granaio degli eserciti bizantini, un anello di raccordo tra il quartier generale bizantino in Italia e il governo centrale di Costantinopoli. Con Giustiniano  (554) si attuò la grande riforma. La grande proprietà laica ed ecclesiastica non solo veniva rispettata ma diventò una interlocutrice privilegiata dello Stato. In altre parole Giustiniano estromise la nobiltà romana in favore di una classe di cittadini legati alla politica bizantina. Egli divise le competenze civili dalle militari. Infatti il Pretore dipendeva dal Questore dei Sacri Palli di Costantinopoli, mentre il comando militare era esercitato dal “dux”. I ricorsi in appello avverso le sentenze di Giustiniano o del Pretore dovevano essere portati non a Roma, bensì al Questore dei Sacri Palatii. Nel 582-583 a Catania cominciò a funzionare la prima “zecca” italiana, seguita poi da Siracusa. Lo Stato bizantino si sviluppò col sistema dei “TEMI”, cioè una unità amministrativa a carattere militare, derivante dalla sistemazione delle truppe sui territori di colonizzazione. Ai soldati veniva attribuita la proprietà di una quota di fondi in cambio del servizio militare obbligatorio ed ereditario. Avveniva così la militarizzazione dell’Isola e dello Stato. Al vertice di ogni “Tema” vi era lo “Stratego” cui spettava il comando delle forze di terra, di mare e il controllo dell’autorità civile. Tutti dovevano rendere conto a Costantinopoli. Ciò è confermato dal ritrovamento di un gran numero di “sigilli”. La costituzione tematica (692-695) in Sicilia comportò la ruralizzazione e la territorializzazione dell’esercito. In questo contesto, pian piano, nella seconda metà dell’VIII secolo, cominciò ad abbozzarsi la coscienza di una identità siciliana come espressione di una grecità autonoma rispetto a Bisanzio. La cultura bizantina infatti ha profonde radici considerato che nei “diplomi” del XII secolo compaiono sottoscrittori dai nomi greci. Esiste e resiste alla latinizzazione una tradizione religiosa di rito greco. Infatti nel 1308-1310 nella Cappella del Castello di Geraci si officiava col rito greco-bizantino, così come si evince dai documenti rinvenuti nella Chiesa di Santa Maria Maggiore di Geraci che testimoniano come nel 1310 in essa  officiava  un presbitero greco di nome “Nicolaus”. Da ricordare la persistente fedeltà della Chiesa di Sicilia a Roma. Nell’882 i bizantini abbandonano la Sicilia.
Tutto ciò rileva ed esalta una condizione di pluralismo culturale presente e tollerante nella realtà madonita.
Nel 632, dopo la morte di Maometto, inizia la conquista islamica. Nei primi decenni dell’VIII° secolo la cristianità vive momenti cruciali proprio per il dilagare dell’Islam in Asia, in Africa e in Europa. Il 15 giugno 827 gli arabi sbarcano a Mazara e iniziano la conquista dell’Isola. Nell'831 capitola Palermo; nell’ 858/59 Enna; nell’878 viene messa a sacco Siracusa; nel 902/903 cade Taormina; nell’842/43 Messina e infine nel 965 Rametta.
Notizie certe riguardanti specificatamente il nostro Paese si hanno a partire dall’839/40 d.C., data della conquista saracena ad opera dell’Emiro Ibna Timna (gli Arabi chiamarono Geraci “H.RHAH”), il quale trovò a “Jerax” un Castello costruito precedentemente, che ebbe cura di ampliare, modificare e fortificare. Ciò è testimoniato dalla presenza di una finestra moresca  ancora oggi ben visibile nella facciata Sud del Castello. Negli anni citati infatti capitolano ai mussulmani i centri di Platani, Caltabellotta, Corleone, Geraci. Nell’845 occupano Modica, nell’846 Lentini, nell’848 Ragusa in Val di Noto. Nell’859 si impossessano di Castrogiovanni dover danno inizio alla costruzione di un “MASGID” (Moschea). Nell’864 occupano Noto e Scicli. Negli anni successivi (901/911) ci furono molti tentativi di rivolta contro i Saraceni da parte delle popolazioni cristiane di Val Demone.
Gli Arabi divisero la Sicilia in tre Provincie dette “Valli” (Val Demone, Val Di Noto e Val Di Mazara). Le Madonie e quindi Geraci fecero parte della Val Demone, i cui abitanti, nonostante le suggestioni  culturali  degli Arabi, mantennero intatta la loro fede cristiana convivendo con l’elemento “Islamico”, a differenza degli abitanti delle altre Valli che invece abbracciarono l’Islamismo.
Durante la denominazione saracena sembra che Geraci fosse la località più importante delle zone interne dell’Isola, soprattutto se consideriamo la posizione strategica di cui godeva e che gli attribuiva un ruolo determinante nelle vicende militari.
Sotto l’Islam la Sicilia diventa provincia dipendente dall’Ifriqiya nel corso dell’emirato “aghlabita” e di parte dell’”imamato fatimita” dall’827 al 947. I rapporti tra vincitori e vinti vennero regolati da norme giuridico-fiscali, di subordinazione di gente cristiana all’autorità musulmana. Al reggente musulmano competeva l’organizzazione dell’esercito, la preparazione delle spedizioni militari, le tregue, gli armistizi, i trattati di pace, l’amministrazione della giustizia etc. I vinti erano protetti. L’autorità musulmana concedeva loro la facoltà di soggiornare nel territorio, la libertà di culto, la tutela della vita e dei beni, la difesa contro il nemico esterno. In cambio essi dovevano riconoscere l’autorità islamica e pagare i tributi cioè la “CIZYA” (testatico o capitazione) e il “KHARAJ” (imposta fondiaria).  Gli arabi migliorarono le colture e sanarono la piaga del latifondo che ricomparse nel XII secolo. Si moltiplicarono i mulini e i frantoi, si canalizzarono le acque, si incrementò il giardinaggio e la pastorizia. Geraci, ad un esame approfondito porta i segni del loro passaggio sia dal punto di vista economico che religioso. Si ha notizia di un cimitero musulmano in C.da Muricello (qualche metro sotto il Bevaio della SS. Trinità). Mentre nella villetta SS. Trinità, accanto al Bevaio si seppellivano i cristiani. Ciò dimostra una forte tolleranza culturale e sociale tra le due culture.
I normanni o vichinghi erano popolazioni scandinave stanziatesi in Francia nel secolo IX e agli inizi del secolo X. La vita politica del ducato di Normandia sotto Roberto I (1027/1035) e durante la minore età di suo figlio Guglielmo II fu turbata da lotte intestine. Il loro stato fu caratterizzato da una forte autorità ducale e dall’evoluzione amministrativa e feudale. Nel secolo XI inizia la loro avventura mediterranea, dove i numerosi figli di Tancredi d’Altavilla si misero al servizio dei Longobardi contro il dominio bizantino nell’Italia meridionale. Uno di essi Roberto il Guiscardo si impadronì del potere in Calabria e in Puglia tra il 1060 e il 1091 insieme al fratello Ruggero I, intraprese la conquista della Sicilia, sottraendola alla dominazione araba. Nel 1139 Ruggero II riuscì a organizzare i territori normanni del Regno di Sicilia che servì da base per la conquista dell’Africa e della Dalmazia (sec. XII). Nel 1066 conquistarono l’Inghilterra ad opera del duca Guglielmo II, che sconfitto il Re AROLDO II, salì al trono d’Inghilterra col nome di Guglielmo I. Tra le sue iniziative il “DOMESDAY BOOK” compilato nel 1086, costituì la base del sistema fiscale. Ebbe rapporti buoni con la chiesa. Alla sua morte (1097) egli trasmise il governo ai figli Guglielmo II ed Enrico I. Sia in Inghilterra che in Italia i normanni furono una aristocrazia guerriera. Con essi vi fu una maggiore stabilità politica e una notevole fioritura della cultura locale. In Inghilterra la storiografia, in Sicilia lo studio delle scienze greco-arabe. Famosa l’architettura.
Dopo la conquista Normanna (1062-64) e durante questa dominazione, Geraci assume un importantissimo ruolo strategico-militare ed sede di uno dei capisaldi della nuova feudalità del “Regnum Siciliae”
Infatti conquistata da Ruggero I, viene data in feudo a Serlone cavaliere normanno suo nipote, ed elevata a “Contea” nel 1063 a seguito della battaglia di Cerami in cui Serlone valorosamente si distinse, contro i saraceni (1062).  Serlone non potè godersi la Contea, perchè fu ucciso subito dopo, in una imboscata dai saraceni. La storia narra che il capo del nobile ed eroico giovane fu spedito in Africa a Temin.
La Contea fu assegnata alla moglie Aldruda, data poi in moglie a un soldato di ventura non nobile di nome Engelmaro, che peccando di superbia, si ribellò al re e per questo Ruggero I assedio la Città costringendo il ribelle a fuggire.
La Contea torna poi a Eliusa, figlia di Serlone il normanno.
L’organizzazione sociale del periodo che va dai normanni agli aragonesi si articola in una piramide al cui vertice si trova la “feudalità, i baroni, i vicecomites e i miles, vengono poi i borghesi (paragonabili alla borghesia di oggi), poi gli stipendiari della Chiesa, chiudono i musulmani e i cristiani-greci”. Troviamo in questo periodo la pratica della schiavitù come si evince dal testamento della contessa di Geraci e Collesano  Elisabetta Ventimiglia redatto nel 1372, in cui viene disposta la liberazione di quattro schiavi.
Ritorniamo alle vicende storiche del nostro Paese:
Nel 1252, inizia la grande epopea dei Ventimiglia, quando Isabella normanna, membro della Casa reale di Federico II Imperatore, sposa  Enrico Ventimiglia figlio di Guglielmo Ventimiglia ligure, giunto in Sicilia dieci anni prima al seguito dell’Imperatore , nonchè marito di Emma la Sveva, familiare della corte imperiale. Le nozze tra Enrico e Isabella furono propiziate dallo stesso Imperatore per motivi di Stato, perchè le leggi del tempo non consentivano a una donna di essere titolare di Contea. L’inserimento dei Ventimiglia nella famiglia reale fa assumere a questi feudatari un ruolo di primissimo piano in tutte le vicende politiche e militari della Sicilia negli anni e nei secoli successivi (XIII-XVIII).
Dopo la morte di Federico II lo Svevo, avvenuta nel 1250, Enrico e la Contea entrarono con più rilievo nel clima degli avvenimenti politici e guerrieri  della Sicilia.
In epoca sveva regnando Corrado II, Enrico Ventimiglia si investe di Geraci (1258) ed ottiene Collesano, Petralia Superiore e Inferiore, poi Gratteri e Isnello. In quel periodo Enrico frequentava la Corte Imperiale a Palermo e affinò il gusto artistico e l’interesse per la conservazione dei monumenti classici. E’ del 1263 il suo intervento per il Duomo di Cefalù. Restaurato a sue spese in onore dei due figli Manfredo e Pirruccio. Pure a lui si devono gli “Osteri” di Cefalù, il “Magno” e il “Piccolo”.
La potenza dei Ventimiglia fu tale che Geraci divenne il centro della Contea assumendo posizioni di rilievo fra i Paesi delle Madonie e su parte dei Nebrodi e il suo signore venne nominato “Primo Conte d’Italia per la grazia di Dio e Marchese di Sicilia” titolo che per gran tempo nessun altro ebbe tra i nobili della Sicilia.
Anche Geraci fu dominato dagli Angioini che occuparono il “Regnum” nel 1266, dopo la tragica morte di Manfredi a Benevento. La Contea sotto Carlo D’Angiò fu smembrata e concessa assieme a Gangi e Castelluccio a Gaetano de Monfort. (lettere del 1269-70) e (memoriali del 1272-1274-1278).
Durante la guerra del Vespro 1282-1302, il Conte di Geraci (prima Alduino e poi Enrico) guidò politicamente e militarmente il partito “svevo”-Aragonese nella ribellione e nella guerra contro Carlo D’Angiò. Nell’interregno tra la caduta di Carlo D’Angiò e l’incoronazione di Pietro D’Aragona, i siciliani nominarono un governo provvisorio e tra gli eletti figura Alduino Conte di Geraci e d’Ischia. Alduino muore nel 1289. Subentra Enrico che partecipa nel 1299 alla distruzione di Gangi che si era ribellata a Re Giacomo D’Aragona per fare dispetto al Conte.
Sotto la dinastia Aragonese, in tutta la Sicilia i nobili vennero ad avere un’influenza predominante anche nelle città più importanti e i Ventimiglia dominarono tra l’altro anche Trapani (come i Palizzi a Messina).
I Ventimiglia erano talmente potenti che la Contea di Geraci, “dalle Madonie al mare”, divenne “uno Stato nello Stato” giungendo persino ad amministrare la giustizia e  a coniare proprie monete. Infatti nel 1430 Alfonzo D’Aragona diede ai Ventimiglia il privilegio più apprezzato “Il diritto di piena giurisdizione penale” nella sua Contea di Geraci, e quello di lasciare in eredità ai suoi successori il medesimo diritto. “Diritto di merum et mistum inperium”.
Nel 1315 il Conte Francesco I Ventimiglia sposa Costanza Chiaramonte Contessa di Modica, ripudiata nel 1321 con dispensa papale perchè sterile. Nello stesso anno contrae matrimonio con Margherita d’Antiochia dei Conti di Mistretta. Giovanni Chiaramonte per vendicarsi dell’affronto subito, aggredì in una imboscata Francesco Ventimiglia in un vicolo di Palermo, ferendolo. Sdegnato il sovrano bandì Giovanni dal Regno.
Alla morte di Federico avvenuta il 25 giugno 1337, il regno passa a Pietro II D’Aragona, che si attorniò di personaggi contrari ai Ventimiglia. (Palizzi, Chiaramonte etc,).
Dal 1338, anno della morte di Francesco I Ventimiglia, al 1354 la Contea di Geraci, dopo un cruento assedio, fu confiscata a Francesco Ventimiglia e data ai Palizzi, essendosi il Conte rivoltato contro il re Pietro D’Aragona, non obbedendo all’invito di recarsi al Parlamento dell’Isola indetto dallo stesso. Successivamente con privilegio del 20 giugno 1354 di re Ludovico,  la Contea viene restituita alla potente famiglia feudale. Nel 1360 la Contea di Geraci ospita il giovane re di Sicilia, quando morta la Vicaria Eufemia a Cefalù, a Francesco Ventimiglia II venne affidata la cura del Regno e del giovane sovrano Federico, il quale trovò diletto nei boschi delle Madonie.
Alla morte di re Ludovico, il regno passa a re Federico che regnò fino al 1377. Alla sua morte il governo dell’Isola fu affidato a quattro Vicari, uno dei quali fu il Conte Francesco Ventimiglia di Geraci e signore delle Madonie. Nel 1388 circa i signori di Geraci ottennero il riconoscimento pontificio del proprio Vicariato, cioè della propria signoria su una parte del territorio del Regno. Con la morte di Francesco II avvenuta nel 1391, la Contea di Geraci fu smembrata in due e data ai figli Enrico e Antonio.
Nel 1392 Enrico II Ventimiglia, uno dei Vicari del regno, non volle accodarsi alle pretese degli Aragonesi con “Martino il maggiore” e per questo, dopo che gli aragonesi entrarono a Palermo, gli fu confiscata la Contea che comunque ritornò a lui nel 1395.
Il nome della nostra cittadina assunse una altissima considerazione in tutta l’Italia meridionale, quando Giovanni I Conte e Marchese di Geraci, valorosissimo comandante militare, che fu addirittura paragonato a “Cesare” per le numerose battaglie vinte a capo dell’esercito catalano, divenne Vicerè di Napoli e di Sicilia (1422).
A quel tempo egli aveva trasferito la capitale dello “Stato” delle Madonie da Geraci a Castelbuono (1419), presso il Castello Belvedere che un suo avo (Francesco I Ventimiglia) aveva fatto erigere nel 1316, sul colle di Ypsigro. Nel 1438 la Contea di Geraci diventa Marchesato, un titolo molto ambito. Nel 1606 il Marchese di Geraci viene nominato Vicerè.
Da quel momento Castelbuono assume le funzioni centrali, sia dal punto di vista amministrativo che militare.                         
Negli anni successivi Geraci vive una vita politica e amministrativa uguale a quella di tanti altri Paesi dell’entroterra siciliano. Un Paese dedito all’agricoltura e alla pastorizia, attento ai cambiamenti e capace di assolvere con grande tenacia ai compiti che le nuove realtà imponeva ad esso.