Chiesa di Santa Maria Maggiore

Ultima modifica 14 novembre 2021

Dagli atti dell’archivio parrocchiale risulta che la chiesa di Santa Maria Maggiore fu consacrata il 16 agosto 1495. Ma la sua costruzione risale a più di un secolo prima e cioè verso la mettà del XIV secolo ; ciò si desume da un attento esame del portale e dalle abbondanti tracce del suo stile originario riscontrate e scoperte durante i lavori di ristrutturazione e ricostruzione effettuati dal 1966 al 1970, a seguito di ordinanze di chiusura al culto del sacro edificio.

Si tratta di uno stile singolare determinato dalla cosiddetta arte “SICULO-ARABO-ROMANICA” A proposito di questa definizione e denominazione è da tener presente quanto riferisce il Prof. Emilio Lavagnino Sovrintendente alle Gallerie di Roma e del Lazio. Si tratta della denominazione che gli storici del XIX secolo hanno assegnato alle manifestazioni artistiche siciliane del periodo romanico. Tale denominazione definisce le manifestazioni di un gusto che risente la dominazione normanna e che non trova esempi fuori della nostra Isola. (Enciclopedia Cattolica - vol. XI° -pag. 540).

La chiesa originariamente non aveva le attuali dimensioni. L’attuale coro non faceva parte della chiesa, ne le navate laterali erano così larghe, ma avevano le dimensioni della mettà della navata centrale. Ciò si è rilevato  nei lavori di rifacimento della pavimentazione.

Dall’arco centrale aveva inizio un rialzo del pavimento ed ivi doveva essere sistemato l’altare principale secondo lo stile e le norme liturgiche dei “Cistercensi” di cui fa fede lo stesso arco centrale, simbolo del trionfo di Cristo sulla morte : infatti la grande Croce pendente raffigurava da un lato il Cristo Crocifisso e dall’altro il Cristo Risorto.

La chiesa in origine non fu chiesa parrocchiale. Cominciò ad esserlo nel 1460. Dagli  atti degli archivi, infatti risulta che il primo Arciprete fu D. Paolo Cuccì morto nel 1472 dopo 11 anni di parrocato. La Parrocchia era San Giuliano.  Nella seconda mettà del 1500, avutosi un incremento consistente della popolazione,  si pose il problema dell’ampliamento della chiesa e nella metà del 1600 Arciprete D.Nicola Giaconia, non solo venne ampliata ma subì un mutamento radicale dello stile, ricorrendo come era di moda allora, ad uno stile composito di barocco primitivo. Così i bellissimi archi a sesto acuto furono distrutti ai vertici , sostituiti da archi a tutto sesto intonacati con gesso e calce. Il tetto con capriate in legno di quercia e castagno locale scomparve al di sopra di pesanti volte a forma di botte ; furono demolite le finestre arabesche di pietra calcarea e sostituite con finestre a forma di mezza luna sempre rivestite da intonaci ; alle basi di queste finestre furono eseguiti grossi e pesanti cornicioni. Per dare posto alle volte vennero però eliminate le catene delle capriate, accorciati i puntoni (monaci) e abolite le saette, lasciando che il pesante tetto esercitasse  una continua ed inesorabile spinta all’esterno. Col trascorre degli anni tale spinta provocò lo sgretolamento delle murature di pietrame al di sopra dei tetti delle navate laterali, provocando numerose lesioni trasversali e longitudinali che nel 1966 raggiunsero proporzioni tali da minacciare il crollo della chiesa. Lo stesso anno, a settembre la chiesa fu chiusa al culto. I lavori di restauro portarono la struttura all’originaria bellezza. In stile barocco sono rimaste le cappelle laterali. Le finestre rifatte sullo stile originario sono diventate ventitrè. Il pavimento è stato rifatto sul modello originario in cotto toscano. L’altare principale in pietra scolpita è stato ricavato da un sarcofago vuoto che si trovava nella seconda cappella laterale di sinistra, sotto la statua lignea di San Pietro.

FACCIATA DELLA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE: Originariamente era a uno spiovente, mentre oggi si presenta retta.

Il portale “ogivale” in pietra è originale, mentre l’arco decorativo a sesto acuto, la bifora , il rosone e il cornicione sono stati aggiunti in epoca recente, così come i cornicioni della Torre Campanaria.

Le parti angolari della Torre sono stati rifatti in data A.D. luglio 1827.

Sulla Torre è stato sovrapposto l’orologio pubblico.

LE OPERE - Navata di sinistra:

ACQUASANTIERA: In marmo bianco  con piedistallo. XVI secolo.

Al centro è scolpita una Madonna col Bambino.

CAPPELLA S.LUCIA 

STATUA: In legno. Raffigura S. Lucia V. M.   Secolo XVII.

CAPPELLA MADONNA MAGGIORE 

STATUA: Raffigura la Madonna della Neve. Preziosa testimonianza della scultura siciliana della fine del ‘400. In marmo bianco a fiori decorati.

Sulla base di forma ottagonale è scolpita la Resurrezione;

al centro due volti di angeli da un lato e due stemmi (Marchese e Marchesa) dall’altro.

E’ attribuita a Domenico Gagini.

STATUA: In legno policromo ante 1717.  Rappresenta San Pietro, che regge nella mano sinistra un libro e nella mano destra le chiavi segno del potere attribuitogli dal Divin Maestro. Ignoto scultore napoletano. 

BALAUSTRA: In marmo rossiccio con scritta: nella metà di sinistra: Archipresbiter V.I.D.D. Iacobus Barreca. Anno D.ni  1704. Nella metà di destra: Procurator M.r/C Cassata Fecerunt Mar Petrus Ieraci et Mr. Philiph  Carancione Pano.ni.

CAPPELLA DELL’IMMACOLATA: Tardo settecentesca. Decorata dall’artista siciliano Francesco Lo Cascio di Motta D’Affermo. (doc. 1788).

STATUA: Raffigura l’Immacolata. Ignoto scultore siciliano. Sopra la nocchia su gesso si legge: TOTA PULCRA ES ET MACULA NON EST IN TE.

TELA: Raffigura un prelato inginocchiato davanti alla Madonna e sullo sfondo un santuario ed una processione. Si tratta di San Alfonso de Liguori. Nel margine inferiore destro si legge: 1797.

URNA: Contenente reliquia e statua di S. Vincenzo Martire. Si tratta di un reliquiario del IV°sec. Di fattura spagnola che si trovava sotto l’altare principale della Chiesa del Convento dei  Cappucini di Geraci.

QUADRO: Rappresenta la Madonna delle Grazie. Si tratta di pittura su lamiera del XVII secolo. Proviene dalla Chiesa di S. Stefano.

CAPPELLA DEL SS. SACRAMENTO

ALTARE: In marmo policromo.  Balaustra marmorea di Salvatore ed Angelo Allegra marmorai palermitani. 1782.

Opere: Navata di destra:

STATUA. Raffigura la Madonna delle Mercede. In marmo bianco a fiori oro. Databile intorno ai primi decenni del XVI secolo.

Sulla base ottagonale è scolpita la Resurrezione, al centro due volti di angeli e due stemmi dall’altro. (Il marchese e la marchesa).

Il piedistallo anch’esso di marmo mostra scolpito sulla  facciata Gesù con i dodici apostoli. E’ attribuita alla scuola del Gagini. Oggi è stata collocata all’ingresso della chiesa. 

RESTI DEL PAVIMENTO ORIGINARIO: A mattono ottagonali in terracotta. Ogni mattone risulta formato da una mattonella centrale quadrata e da quattro losanghe. Portati alla luce durante i lavori di rifacimento della chiesa.

Si trovano sotto la scala di accesso al campanile.

FONTE BATTESIMALE: In pietra bianca. E’ formato dal piede e dal fonte vero e proprio. Attorno al piede sono scolpite due teste di uomini e due teste di donne, forse divinità pagane. Nella parte estrema del fonte sono scolpiti “L ‘Agnus Dei, La Madonna col Bambino, il Battessimo di Cristo”.

Datato primi decenni del ‘500. Attribuito alla bottega di Domenico Gagini.

TELA: Raffigura il Battesimo di Gesù. E’ stata dipinta dal pittore Luigi Maniscalco per il venticinquesimo anno di Sacerdozio di Don I. Giaconia Parroco di Geraci.

CAPPELLA DELLA MADONNA DELLE ROSE: Decorata dall’artista siciliano Francesco Lo Cascio. (doc. 1788).

TELA: Raffigura la Natività. Nel Margine inferiore sinistro si legge : JOSEPH DE GALBO CASTRIBONI PINXIT 1788.

TELA: Raffigura la visita della Madonna a S. Elisabetta ; si vedono anche due figure di uomini : forse S. Giuseppe e Zaccaria.

Si vede pure una figura femminile. Nel margine inferiore a centro si legge : DIE XII AUGUSTI XI EGO PRESBITER D.JOSEPH CARBONA HOC OPUS FIERI FECI A:D: 1651.

Committenti I Ventimiglia. (Vedesi stemma).

TELA CENTRALE: Raffigura la Madonna del Rosario. La tela è circondata da 14 pannelli in legno raffiguranti i misteri del rosario: Gaudiosi a sinistra in basso; Dolorosi a destra in basso; Gloriosi in alto a sinistra e destra.

L’ultimo mistero glorioso è rappresentato dalla tela principale. Tutto sormontato da una scritta su stucco : SICUT DIES VERNI CIRCUNDAVANT EAM FLORENS ROSARUM ET LILLA CONVALLIUM 1781.

CAPPELLA DEL PURGATORIO: In essa si riscontra la più antica decorazione a stucco. Presumibilmente è stata decorata da Francesco Alaimo nei primi anni del settecento (doc. del 1749).

TELA: Raffigura S. Agata. Nel margine inferiore si legge: S.Agata V.M.P.A. Proviene dall’ex convento dei Cappuccini.

TELA: Raffigura il Purgatorio con anime espietanti, anime che stanno per essere salvate e al centro la Madonna con Cristo deposto e angeli con gli strumenti della crocifissione.

TELA: Raffigura S. Cristina. Nel margine inferiore si legge: S. Cristina V.M. proviene dall’ex convento dei Cappuccini.

BALAUSTRA: In ferro battuto con motivi floreali. Stile barocco:

CAPPELLA  S . GIUSEPPE

STATUA: San Giuseppe con Gesù Bambino  in legno 1771. Ignoto scultore napoletano.

TELA: raffigura la Madonna del Carmelo. Nel margine inferiore si legge: 1798.

LAPIDE: Formata da tre parti. Quella centrale con stemma riproducente nella metà destra un albero con un uccello; nella metà di sinistra un cavaliere armato a cavallo che attraversa un ponte: sotto si legge: OBIT AN ETATIS UAE 64 6° MAI 1683. Nella parte di destra si legge: UT CONTRA ETRUSCOS IN PONTE HORATIUS OLIM VICTOR PONTORNUS SIC EQUES ISTE FUIT. Nella parte di sinistra si legge: MAUSOLEUM HUC TUMULU STRUXIT FRA C. AVARUM AEGRE URNIS PARVIS OSSA MANERE FERENS. Tutta la lapide è circondata da una cornice a motivi floreali con quattro putti agli angoli.

CAPPELLA DELL’ANNUNZIATA 

ALTARE: In marmo policromo. Eseguito da Salvatore Durante da Palermo nel 1913. Autore e data risultano da una lapide situata sul lato destro dell’altare.

CORNICE DEL QUADRO DELL’ANNUNZIATA: Proveniente dall’ex Convento dei Cappuccini. In legno di noce e cipresso con motivi a foglie, fiancheggiato da due finte colonne sormontate da una TRABEAZIONE.

TELA DELL’ANNUNCIAZIONE: Di autore ignoto, raffigura la Madonna in ginocchio che riceve la visita dell’angelo Gabriele. Proveniente dal “PRIORATO DELLA CAVA” (1500 circa). Fu prelevata e portata a Geraci nel 1837.

CORO E SANCTA SANCOTRUM 

ALTARE: Ricavato da un sarcofago. Ai lati si notano figure di leoni alati con teste umane in basso rilievo. In pietra bianca. Del 1511.

LEGGIO: A forma di aquila scolpita in legno alla cui base si legge: 1768.

AMBONE: Ricavato da parti di balaustre formato da tre colonne. Del 1710. Nella colonna di sinistra si legge: “SAC. D.IOANIS VINCENTIUS GRECO PROC. - FECIT MAGIST. PETRUS JERACI PANORMITANUS.”

Nella colonna centrale: “ARCHIPRE. V.I.D.D. JACOBO BARRECA ANNO D. 1704.”

Nella colonna di destra: “FECIT MAGIS. A. PHUS CARANGI OHE PANORMI.”

ORGANO MECCANICO:  Veneziano. 1686. Prospetto originale con pitture. Ampliato con due tastiere con più di mille canne. (1988).

TELA DELL’ULTIMA CENA:  Raffigura il Cenacolo con i dodici Apostoli. Si trova nel Presbiterio. E’ attribuito al Salerno. Proviene dall’ex Oratorio della Confraternita del SS. Sacramento.

CORO: In legno con pannelli dipinti. Comprende diciannove posti a sedere di cui dieci nell’ala sinistra e nove in quella destra, divisi uni dagli altri da braccioli intagliati con motivi floreali e figure d’Angeli sormontate da una voluta, terminante con testine. I pannelli, quindici nell’ala sinistra, raffiguranti la Vita della Madonna e quattordici nell’ala destra, raffiguranti la Vita di Gesù, sono divise da colonnine scanalate con il terzo inferiore intagliato a motivi floreali. Al di sopra delle colonnine, teste di Angeli reggono il cornicione. Quattro colonnine dell’ala destra sono state rifatte. In ogni pannello si individua un nome, forse, dell’autore. Il Coro è stato realizzato dal Maestro lignaro Antonino D’Occorre (o in dialetto Occurri o Accurri)  di Mistretta su commissione dell’arciprete Giovanbattista Notarerrigo, che   lavora per fare “li banchi e li sedie del Coro dalla fine del 1644 a tutto il 1650”. Le pitture, si ipotizza siano state realizzate dal pittore Giovan Battista Damasco nel 1652, anno in cui aveva affrescato parecchie cappelle della Madrice tra cui quella della “Madonna”. Lo stesso documento rinvenuto nell’Archivio Parrocchiale di Geraci ci informa  che il pittore ha dipinto “lo frixo” dentro il Coro. Le ricerche documentarie rilevano la notizia di un restauro  nel 1676 e nel 1790. Nel 2010 il  Coro è stato restaurato riportando alla luce le magnifiche pitture presenti in ogni scranno.

TERZO PANNELLO DELL’ALA SINISTRA DEL CORO:  Raffigura la Madonna in trono col Bambino, circondata da Angeli che reggono una scritta: “BEAT VIRGINIS MARIAE MATRICIS ECCLESIAE 1680”. In basso a sinistra si legge: “D.O.M. MARIANUS FRAXANO AETAT .... “ probabilmente il nome dell’Arciprete che commissionò il coro. 

VIA CRUCIS:  Stampe in carta telata. Databili 1800.                              

CAPPELLA S. GAETANO 

TELA: Raffigura S. Gaetano ai piedi della Madonna col Bambino.

TELA: Raffigura S. Agostino Vescovo con ai due lati due Angeli. Nel margine inferiore destro si legge : “F. CEL: ANG: P 1734”. Trovasi sopra la scala che porta ai sotterranei della chiesa.

SAGRESTIA 

DECRETO DI CONSACRAZIONE:  1496. 

ACQUASANTIERA: In marmo bianco. Vi è scolpita una mano che la sostiene. Sull’orlo si legge: “PETRO DETENAS”.

TELE: Due piccole tele settecentesche raffiguranti San Bartolo e San Giacomo. Una tela piccola ovale del ‘700 raffigura San Giuseppe.

TELE DEGLI ARCIPRETI: Ben visibili si notano  quindici tele su ventisei degli Arcipreti che si sono succeduti dal 1461 data di inizio delle attività parrocchiali, al 1958.