Chiesa di Santa Maria La Porta

Ultima modifica 14 novembre 2021

Costruita nel 1496 come si deduce dalla data scolpita sul portale. E’ ad una navata a croce latina, con il soffitto ad affreschi raffiguranti quattro scene bibliche dell’antico testamento.

E’ probabile che abbia inglobato nel suo seno una piccola cappella già esistente.

L’originaria porta di ingresso, come si può vedere ancora dall’arco che la sovrasta, era a nord. Oggi si entra dalle due porte laterali e dal portale centrale. E’ stata restaurata  con diversi interventi a partire dal 1974. Durante i lavori di restauro del campanile e della sagrestia è stato scoperto sull’architrave di una finestra che porta alla torre campanaria, un crocifisso deposto dalla croce riccamente scolpito in legno. Oggi è prevista una nuova e suggestiva sistemazione dell’area adiacente.

La chiesa prende il nome di S.Maria La Porta perchè collocata in corrispondenza di una delle porte che chiudevano  Geraci al tempo dei Ventimiglia.

PORTALE: In marmo bianco. Ha sull’architrave tre medaglioni tondi. In quello centrale è raffigurato l’Eterno Padre; in quelli laterali l’Annunciazione. Sopra l’architrave sei visi di angeli sono sovrastati da una Madonna col Bambino e quattro  angeli racchiusi in un semicerchio. Una croce sormonta tutto il portale il quale è fiancheggiato da due colonnine riccamente scolpite.

Alla base degli stipiti sono rappresentati  la creazione di Adamo ed Eva e il peccato originale. Oggi si presenta corroso dalle intemperie. Da notare i due stemmi dei Ventimiglia committenti, Simone e Isabella marchesi di Geraci. (verosimilmente Simone I, signore di Geraci dal 1500 e vicerè di Sicilia nel 1516, che sposò Isabella Moncada, governando fino al 1540).

La studiosa d’arte madonita Maria Accascina assegnava il portale alla  collaborazione di  Giovannelo Gagini con Andrea Mancino. Quest’ultimo è presente nel “Privilegium pro marmorariis et fabricatoribus  emanato il 18 settembre del 1487 dalla municipalità di Palermo, essendo attivo in città tra il 1487 e il 1493. La studiosa rapporta il portale di Geraci a quello della chiesa Madre di Mistretta. Molte affinità sono presenti tra le due opere: i capelli, la barba, il panneggio, le ghirlande d’alloro, le testine alate dei cherubini etc. tutte caratteristiche dell’arte di Domenico Gagini riprese dal Vanella e dal Mancino.

Studi recenti hanno quindi attribuito il magnifico portale alla collaborazione di Andrea Mancino con Antonio Vanella  artisti  il cui stile si fa derivare da Domenico Gagini. A confortare l’attribuzione è ancora il confronto delle ampie pieghe delle maniche della veste della S. Lucia e della Vergine del portale di Mistretta, così come di quella della Vergine del portale di Geraci con quello della Vergine del gruppo del presepe nella chiesa dell’Annunziata a Termini Imerese riferito ad Andrea Mancino, cui rimanda anche il manto di S. Agata del portale di Mistretta e quello della Madonna con il bambino della chiesa Madre di Caccamo commissionata nel 1499 ai due artisti.

Risale al 1496.

OPERE 

POLITTICO: In marmo dipinto. Rappresenta al vertice Dio Padre; sotto al centro la natività, ai lati l’annunciazione; nella parte sottostante al centro la presentazione di Gesù al tempio, nella parte inferiore i dodici apostoli, e ai lati il Marchese e la Marchesa di Geraci.

E’ attribuito a Giuliano Mancino e bottega e ad Antonio Vanella. Secolo XVI. 

STATUA: Raffigura la Madonna della Porta con il Bambino. Attribuita a Domenico Gagini e bottega.  Datata 1475. 

CROCIFISSO: Scultura lignea del XVII secolo. Si attribuisce alla scuola di Frate Umile Pintorno. Nel 1625 la scultura fu “incarnata” da pittori di Castelbuono. 

AFFRESCHI:  Nella parete di sinistra si trovano tre affreschi raffiguranti  il Battesimo di Gesù,  San Francesco di Paola,  Sant ‘Agostino.

TELE: Nella parete di destra si possono ammirare due tele : San Vincenzo Ferreri del 1757 e il martirio di San Bartolomeo del secolo XVII. 

STATUA: Raffigura Sant’Onofrio orante. Presumibilmente del XV/XVI secolo.

STATUA:  Raffigura Gesù morto dentro l’urna. Viene portata in processione il Venerdì Santo.

STATUA:  Raffigura S. Sebastiano. Scultura lignea policroma. Metà del XVI secolo. Ignoto scultore siciliano.

ACQUASANTIERA:  In marmo bianco del XVII secolo.

AFFRESCO: Sotto l’altare del Crocifisso ligneo è stato rinvenuto un affresco raffigurante la “deposizione di Gesù”. Secolo XVIII.

CROCIFISSO: Sull’altare maggiore è ben visibile una scultura del XV secolo. In marmo bianco greco. Raffigura la crocifissione. Nella estremità superiore si nota un pellicano. Alla base della croce si nota a destra la Maddalena e a sinistra Maria di Salone.

AFFRESCO: Raffigura la Madonna in trono col Bambino. Di autore ignoto - sec. XV. L’opera evidenzia lo stretto rapporto tra la cultura gotica internazionale e l’arte spagnola divenuta dominante a partire dal 1415 in una Sicilia crocevia di artisti valenziani, catalani e aragonesi.

L’affresco era situato originariamente in una edicola o cappella di dimensioni ridotte, successivamente e forse nella seconda mettà del secolo XV, quando fu costruita la Chiesa per altro ampliata in vari tempi, la porzione del muro in cui era addossata venne in questa inglobata, assumendo la collocazione attuale, all’interno di quella che era un tempo la parete di ingresso della chiesa.

L’affresco era collocato  in posizione elevata rispetto al piano  della cappelletta cui apparteneva.

Interessante è il baldacchino traforato con disegni della carpenteria tardo-gotica, sormontato negli spigoli da piccole figure di uccelli, forse colombe, aventi la funzione di affiancare una piccola testa dell’Eterno. Ai lati del lobo corre una iscrizione in due righi, oggi in gran parte cancellata : si legge in quella di destra: .... “GLIA AGNOLA,  e in quella di sinistra: PATRIA (Patris) e a destra la prosecuzione maiestatis. Nella parte inferiore del trono è presente un motivo decorativo ad intarsio. Stabilire la qualità originaria dell’immagine è difficile. La Paolini, notando gli echi di cultura spagnoleggiante, ha rilevato affinità stilistiche con un dipinto di analogo soggetto collocato su una colonna del Duomo di Cefalù e con quello della chiesa di San Pietro di Piazza Armerina. Tuttavia, sempre presente appare il timbro orientale che testimonia una derivazione da codici a carattere bizantineggiante.