Chiesa di Sant'Anna

Ultima modifica 12 novembre 2021

La chiesetta di Sant’Anna al Castello si ritiene fosse la Cappella Palatina dei Ventimiglia e pertanto la sua storia è strettamente legata alle vicende storiche-culturali del signore di Geraci.

Una lapide marmorea sistemata sotto l’arco del muro di sinistra, scritta in lingua latina della decadenza, ci informa che la Cappella fu costruita dal Conte di Geraci Francesco I Ventimiglia nel 1311 dopo avere ereditato la Contea dal padre Alduino. In essa si legge: “Anno Incarnati Verbi MCCCXI - Nome Indicione - Regnante Domino Nostro Federico III - Excellentissimo Rege Sicilie - Regni Eius Anno XVI - Nos Franciscus Comes Vigintimilii - Yscle Maioris Giracii Dominus Utriusque Petralie - Incepimus Hanc Ecclesiam Beate  Gloriose Virginis... Matris... Edificare

Traduzione: “L’anno del Verbo Incarnato 1311, durante la nona legislatura ( ?) regnante Federico III signor nostro, eccellentissimo Re di Sicilia, nell’anno 16° del suo regno, noi Francesco... di Ventimiglia, signore della maggiore Contea di Geraci e delle due Petralie abbiamo intrapreso ad edificare questa  Chiesa della Madre della Beata Gloriosa Vergine...”

Lascia perplessi l’anno di costruzione della Chiesa, perchè fonti storiche ci dicono che sin dal 1240  la parte frontale del “Teschio di S.Anna”,  dono del Duca di Lorena al bisnonno Guglielmo, fu venerata e custodita nella Cappella Palatina del Castello, già fatta costruire dall’Imperatore Federico II di Svevia - “Cappellam Castri nostri Geracii in Sicilia” ed affidata a “Nicolao Terciario Cappellano sacri palatii nostri”.  E’ probabile che questa di cui trattiamo non è la Cappella Palatina, ma una Chiesa costruita entro le mura del maniero successivamente, quale ringraziamento alla Madre di Maria per qualche grazia ricevuta. Nel 1454 la reliquia fu trasferita definitivamente a Castelbuono. Comunque sia, tutto ciò non toglie nulla alla bellezza della Chiesa. Infatti dai reperti ritrovati nel riattivare le finestre si deduce che la struttura doveva essere un gioiello d’arte.

Degli elementi originali rimasero le basi da cui si partono i costoloni che a forma di “crociera” si riuniscono in due scacchiere nella volta. Le basi sono formate da colonnine con capitelli che a gruppi di tre poggiano nei muri laterali su basi raffiguranti teste di animali e fiori (margherite). Questi elementi erano stati deturpati e nascosti da gessi e calce, adesso ripuliti si presentano in viva pietra.

Non così sono state trovate le quattro colonne, di cui due a forma di spirale, che si trovano ai lati dell’abside. Nell’eseguire i lavori di pulitura si è scoperto che non erano quelli originali, che erano stati rifatti con gesso impastato e canne (i pezzi sono visibili nell’arco di sinistra). Sono state rifatte sullo stesso disegno in pietra di Melilli. Gli intonaci interni furono trovati lisci. E’ stato necessario ripulirli.

Una prima finestra, piuttosto grande a forma rettangolare è stata trovata in alto sul muro interno di destra vicino all’abside. Forse era una apertura comunicante con gli appartamenti del Conte, da dove era possibile assistere alle funzioni religiose. Un’altra finestra è stata rinvenuta al centro dell’abside di stile “gotico”, mentre una terza finestra a forma di occhio di bue si è trovata in alto nel muro del portale centrale. Le finestre sono state restaurate ed evidenziate. Così come tutti gli elementi artistici decorativi, che risaltano in tutta la loro bellezza. Assieme alle finestre sono state restaurate le due “nicchie” collocate ai lati dell’abside.

La pavimentazione è stata rifatta in cotto speciale toscano. L’altare in pietra rustica ben si addice allo stile gotico primitivo della Chiesa.

Il restauro della Chiesa è stato possibile grazie al generoso contributo economico dei nostri emigrati Geracesi in USA.

LE OPERE 

TELA DELLA NATIVITA’ DI MARIA : Il grande quadro, pittura in tela attribuita a Giuseppe Salerno, detto “lo Zoppo di Gangi”, ha una importanza non solo artistica, ma soprattutto religioso-culturale.

La pittura rappresenta la natività della Vergine Maria con delle scene di vita familiare intima e piena di valori umani.  In essa spicca la figura di Sant’Anna, alla quale è dedicata la chiesa. Sant’Anna infatti è raffigurata assisa al letto, da dove può contemplare la sua creatura appena nata, mentre San Gioacchino in una stanzetta attigua sembra assorto in meditazione e preghiera. In basso alcune donne accudiscono la neonata.

In questa chiesa ogni anno si svolgono due manifestazioni religiose : il 26 luglio festa di Sant’Anna e l’8 settembre festa della  Beata Vergine Maria “Bambina”. Per  Sant’Anna si festeggiano le donne in attesa del parto, mentre per la “Bambina” quelle già mamme, le quali offrono agli intervenuti i “ceci” abbrustoliti. Questi ceci in seguito saranno  utilizzati dai  fedeli, che li butteranno sui tetti delle loro case, in occasione di temporali per scongiurare pericoli e danni.

Il fatto che Sant’Anna è ritenuta la protettrice dei partorienti trova un riscontro storico nella vita dei Ventimiglia. La marchesina Isabella moglie di Simone Ventimiglia nel 1457, in ringraziamento a Sant’Anna per il felice parto, aveva affidato a dei valenti artisti la reliquia della Santa perchè la racchiudessero in una ricca composizione composta da un piedistallo e da un artistico mezzobusto d’argento, così come si trova oggi nella chiesa di Sant’Anna al Castello di Castelbuono.

ACQUASANTIERA :  In pietra scolpita. E’ infissa nel muro di sinistra.