Chiesa di San Bartolo

Ultima modifica 14 novembre 2021

Si trova nell’omonima Piazza alla periferia del Paese. La tradizione vuole che questa Chiesa divenne provvisoriamente “Sepolcreto” dei Ventimiglia. Vi fu sepolto Francesco I Ventimiglia nel 1338. Ma il vero Pantheon di famiglia fu realizzato a Castelbuono nel XV secolo.

E’ probabile che la Chiesa fosse preesistente al 1338 perché riporta nel suo impianto originario elementi architettonici che afferiscono agli impianti chiesastici medievali.

Il suo orientamento lungo un asse occidente-oriente cioè con un abside circolare ad oriente e un pronao d’ingresso sottostante la torre campanaria ad occidente, ricorda la caratteristica dell’impianto normanno.

Formata da un vano al quale era attaccata nel lato Ovest una torretta poggiante su quattro pilastri, due dei quali in pietrame misto a calce viva e due in pietra squadrata, forse residuo di un arco trionfale romanico.

Tutto ciò si desume da una finestra in stile rabesco posta sul lato sud e da un’altra finestra di osservazione ormai chiusa, visibile dalla torretta dal lato nord. Nel XV secolo il sepolcreto fu prolungato nella parte anteriore e sollevato assieme alla torretta.

La chiesa è ad una navata. La costruzione originaria era più arretrata come è facile  dedurre dalla presenza nella parte superiore di un arco e di due finestre al di sopra di una costruzione più bassa e più avanzata rispetto a tutto il resto, che serviva da riparo ai pellegrini. La chiesa fu ampliata nel 1775; abbellita e decorata nel 1794 con finissimi stucchi in stile composito barocco, dagli artisti Francesco, Clemente e Rocco Lo Cascio. (doc. 1794). Ristrutturata nel 1978.  L’altare è formato da un tavolo di castagno antico. Il pavimento era in cotto locale. Oggi è in marmo.

OPERE 

FONTE.  Si trova all’ingresso. Reperto proveniente dal chiostro agostiniano del secolo XIV. L’artistica scultura contiene  un piccolo bassorilievo di San Bartolomeo. 

POLITTICO: In pietra marmorea bianca di Comiso. In bassorilievo, tranne una Madonna in trono con il Bambino. San Giacomo e San Bartolo che sono statue. Al Vertice è raffigurato il Padre eterno con il mondo in mano ; nella parte sottostante, al centro la pietà con le tre Marie. (Maria SS ., Maria di Magdala e Maria di Cleofe). Ai lati in due medaglioni l’Annunciazione : A sinistra l’angelo e a destra la Madonna. Nella parte centrale al centro la Madonna in trono con Bambino ;  a destra San Giacomo e a sinistra San Bartolo. Sotto le statue dei Santi il loro martirio. Nella parte inferiore al centro la natività ; a destra San Paolo e a sinistra San Pietro. Ai due lati il Marchese e la Marchesa di Geraci. (verosimilmente Simone II Ventimiglia, figlio di Giovanni I e nipote di Simone I, e la moglie Maria Ventimiglia). Si trova nella parete frontale. E’ attribuito a Antonello Gagini e bottega (Vincenzo e Fazio). Datato  metà del XVI secolo.

CAPPELLA S. BARTOLO: ANTE:  In legno. Chiudono la nicchia sul lato sinistro. Sono dipinte. Nella parte superiore due angeli  con il simbolo della Fede e la Speranza.

STATUA: Ignoto scultore madonita del XVI secolo. Raffigura San Bartolo che tiene nella mano destra un coltello simbolo del suo martirio, e nella mano sinistra un libro. Scultura lignea policroma. 

TELA: Secolo XVII. Vi sono rappresentate due scene: in quella superiore la Madonna della Cintura e in quella inferiore San Nicola Tolentino agostiniano, sorretto da due angeli in punto di morte.

TELA: Raffigura l’Annunciazione. Il quadro fu portato a Geraci in processione in occasione del colera del 1837. Secolo XVII.

ACQUASANTIERA: In marmo alabastrino, datata 1552. Sul bordo si legge: “ ANNO DOMINI INCARNATI VERBI: X INDICIONIS: N: SS. 2”. Proviene dal chiostro agostiniano.

ISCRIZIONE: In gesso. Si trova sulla porta di ingresso all’interno. “D. O. M. TEMPDUM HOC DIVO BARTHOLOMEO APOSTOLO AB AEVO DICATUM ORNATUM ET DEALBATUM EST S. T. D.: D. JACOPO GIALLUMBARDO ARCHPRESBITERO SAC.TE. D. JOSEPH VIVINETTO PROCURATORE AN. DOMINE 1794. RESTAURATUM 1978”.