Cenni Religiosi

Ultima modifica 25 marzo 2021

Nel secolo VIII la Chiesa di Sicilia uscita dalla clandestinità ebbe modo di affermarsi, tanto che poteva contare su una quindicina di vescovadi.
Nel 732 sotto i bizantini le Diocesi siciliane furono autonome da Roma.                                 
Le Madonie in queste vicende lontane furono presenti con la Diocesi e il Vescovado di Cefalù.
Cacciati i bizantini da saraceni nel IX secolo, la Chiesa siciliana fu costretta a sospendere le attività religiose. Nel XII secolo alla dominazione saracena subentrò quella normanna che ripristinò le antiche diocesi creando nuovi vescovadi. Tra questi Troina paese della Val Demone espugnato nel 1062. Nel 1081 il Conte Ruggero la elevò a Città e gli concesse il privilegio del vescovado. Geraci e gli altri Paesi delle Madonie vengono a far parte di questo vescovado. Le fortune di Troina non durarono a lungo, perchè Messina reclamò il titolo prestigioso che gli fu concesso dal Conte nel 1096. Le Madonie passarono sotto la Diocesi di Messina. Nel 1131 Messina diviene Arcivescovado. Nello stesso anno furono costituite le diocesi di Cefalù e Lipari. Ma solo nel 1169 Cefalù ottiene il riconoscimento pontificio sancito poi nel 1189. Con la bolla pontificia del 1166, Alessandro III mette in rilievo le Madonie con Cefalù, Geraci e Petralia. Si legge che l’Arcivescovo aveva la potestà di potere indossare il “Pallio” (ornamento liturgico di regalità ecclesiastica risalente al V° secolo). Nel 1200 Enrico Ventimiglia aveva esteso il suo potere sulla Diocesi di Cefalù (seconda metà del XIII° secolo). Nel 1321 il vescovo Giacomo da Narni cedette al Conte di Geraci il Castello di Pollina ricevendone in cambio due casali (Feminio e Veneruso). Nel 1329 il vescovo di Cefalù locò al Conte di Geraci il bosco e il “Tenimentum” di S.Maria da Bensaria in territorio di Castelbuono. Sempre nel 1329 il vescovo di Cefalù affida al Conte Francesco Ventimiglia il ruolo di protettore della sua Diocesi.                                                                  
Nel 1337 Francesco Ventimiglia caduto in disgrazia presso Re Pietro D’Aragona per opera dei Palizzi e dei Chiaramonte, fu assediato nella Rocca di Geraci. In quella occasione il vescovo di Cefalù Fra Roberto da Campolo eletto nel 1333, si schierò col Conte, e per questo sembra che non abbia ricevuto la “Consacrazione”. Subito dopo fu espulso perchè colpevole di essere stato il fautore della rivolta. Questo da il senso dei rapporti tra la Chiesa e la potente famiglia dei Ventimiglia.
Tra l’ottobre del 1371 e il dicembre del 1375 Gregorio XI predecessore di Urbano VI da Avignone lancia appelli ai Ventimiglia (Francesco) Conte di Geraci e Gran Camerario del Regno perchè si adoperasse per la pace tra Napoli e la Sicilia e si opponesse al matrimonio tra Re Federico e la figlia di Visconti Barnabò e favorisse quello con Antonio del Balzo.
Ma l’attenzione del Papa verso i Ventimiglia e in particolare verso il Conte di Geraci è manifesta soprattutto in una disposizione inviata a Francesco I nel 1372 in cui si impone al Conte di tenerlo informato sui propositi matrimoniali per le due figlie Eufemia e Eleonora e di chiedergli il parere.
Nei territori loro sottoposti i Ventimiglia esercitavano il loro influente potere anche sulla Chiesa locale.
Nel XVII secolo la Diocesi di Cefalù comprendeva le Chiese locali dei Paesi delle Madonie. Nel 1816 su richiesta avanzata dal re di Sicilia nel 1798, con bolla papale si istituisce la Diocesi di Nicosia e Geraci ne fece parte.
Nel 1844 Cefalù si stacca dall’Arcidiocesi di Messina per entrare a far parte della Chiesa metropolita di Palermo.
Oggi la Chiesa di Cefalù è sostenuta da 46 parrocchie agenti in 25 Comuni.